Apparato radicale micorrizato al tartufo ben visibile nelle parti terminali delle radici

       Apparato radicale micorrizato al tartufo
     ben visibile nelle parti terminali delle radici

II nome di “tartufo” è attribuito ad alcuni funghi sotterranei (ipogei) della classe degli Ascomiceti, che vivono in simbiosi micorrizica con determinate piante superiori e con lo stesso nome viene indicato il loro corpo fruttifero, simile ad un tubero, di forma più o meno rotonda, ma talvolta anche irregolare con protuberanze e cavità, a seconda della specie e del terreno in cui si è formato.

Il tartufo è costituito da un corpo fruttifero, il carpoforo, prodotto da micelio vegetativo legato agli apici radicali degli alberi simbionti. Il carpoforo viene formato a seguito del verificarsi di condizioni climatiche favorevoli a ciascuna specie, ed è responsabile della     riproduzione sessuata del fungo mediante organi assimilabili ai semi, le spore.

Le spore dormienti, cioè a riposo, nel terreno, ad un dato momento (si presume, con la generale ripresa vegetativa primaverile) germinano. La dinamica del fenomeno non è ancora del tutto nota. È stato comunque verificato che le spore vengono stimolate nella germinazione dal maggior riscaldamento e umidità del suolo, dalla ripresa vegetativa delle piante simbionti e dalla produzione di essudati radicali. Tutti i funghi hanno come caratteristica comune la mancanza assoluta di clorofilla, e di conseguenza non potendo elaborare la sostanza organica necessaria al loro sviluppo, la traggono da altri organismi, vivi o morti, divenendo così parassiti o saprofiti, oppure costituiscono con l’ospite vivente una simbiosi mutualistica o comunità biologica, perché entrambi traggono qualche vantaggio dalla loro unione. È questo fenomeno che prende il nome di “micorrizia”.