Il ricordo del tartufo si perde nella notte dei tempi.
I romani ne apprezzavano le qualità. Infatti ritenevano quelli che provenivano dalla Grecia e dalla Libia tra i migliori. Lo conoscevano in Cina e in Giappone e si trovava già nell’America precolombiana, anche se non si hanno prove certe del suo utilizzo da parte delle popolazioni indigene. Le testimonianze più antiche ci portano indietro fino ai babilonesi, che li ritenevano afrodisiaci.

Risale al medioevo il suo uso come unità di scambio tra le famiglie nobili del Piemonte, ma è in Francia che a qualcuno viene l’idea per la prima volta di emulare la natura e quindi di fare i primi tentativi con la coltivazione intensiva.

Una leggenda, più o meno metropolitana, vuole che verso gli inizi del 19° secolo, un “modesto agricoltore” del dipartimento del Vaucluse, nel sud-est della Francia, non lontano dal Piemonte, si accorgesse che sotto alcune delle sue querce uscivano dei tartufi proprio come i funghi. Non ci volle molto all’astuto contadino per fiutare l’affare della sua vita e, ben presto, cercando di non destare sospetti, iniziò ad acquistare tutti i terreni che poteva, in prevalenza nudi e montagnosi, incolti, ciottolosi, di scarso valore e largamente disponibili in quella regione. In pochi anni diventò il primo produttore di tartufi della regione. Esattamente come ai nostri giorni, anche nel 1800 non era la povertà a suscitare invidia ma la ricchezza e quindi la sua improvvisa agiatezza non poteva passare inosservata. Sebbene abitasse in una campagna scarsamente abitata, incuriosì molti e soprattutto i parenti, ed un cugino ugualmente scaltro ma meno riservato che scoprì il segreto e lo propagò in tutta la zona, così che gli impianti si estesero in gran parte delle terre nude e incolte del dipartimento del Vaucluse, e non solo sulle terre montagnose, ma anche in campi pianeggianti, di natura ciottolosa e calcarea, nei quali però fino ad allora nessuno avrebbe pensato di impiantare un bosco. E tuttora si possono ammirare magnifici querceti e lecceti nelle zone pianeggianti di questo Dipartimento, terreni che sarebbero stati ottimi anche per la vigna o per altre colture.